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Basilica di Santo Stefano - Le 7 Chiese di Bologna (BO) - Emilia Romagna

La struttura ha il fascino dell’antico e del vissuto e tra le sue mura si può legge lo scorrere del tempo che muta la città di secolo in secolo. Chi la visita non resterà deluso... #tuttitaly

Basilica di Santo Stefano - Le 7 Chiese di Bologna (BO) - Emilia Romagna

Costruita sulla base di un antico tempio pagano, la chiesa di Santo Stefano fu immaginata come copia fedele del Santo Sepolcro di Gerusalemme e, nel tempo, vide una serie di ampliamenti che portarono a ben sette chiese.


Delle sette chiese originarie, al giorno d'oggi ne rimangono quattro, e soltanto una ha portato il nome di Santo Stefano in un periodo che va forse dal V all'VIII secolo, poi ha cambiato dedicandosi al Santo Sepolcro, e del protomartire non è rimasto più nulla.

Comunque, l'intero complesso è al giorno d'oggi comunemente indicato come "Santo Stefano alle sette chiese".


Il vescovo di Bologna, Petronio, visitava spesso Gerusalemme, e ne tornava arricchito di informazioni, e con reliquie di primordine. Decide quindi di ricostruire a Bologna una Gerusalemme da dedicare ai suoi fedeli locali, anche perché, all'epoca, i cristiani volevano vedere con i loro occhi la Terra Promessa.


Così, durante il vescovato di Petronio (431-450), l'antico tempio di Iside viene trasformato in Battistero Cristiano. Fatto curioso è che l'iniziazione al culto di Iside prevedeva un rituale molto simile a quello del battesimo, ed in entrambi i culti c'è il medesimo concetto di resurrezione come premio alla fede e al sacrificio.

La fonte originaria viene quindi riconsacrata con l'acqua del Giordano, il colonnato circolare a cielo aperto che la circonda venne chiuso con un muro e sormontato con una cupola. Le colonne, quelle originali del sacrario di Iside sono in cipollino nero (sette in tutto), mentre quelle in mattoni sono state aggiunte dopo.


Accanto al Battistero viene costruita la chiesa di San Vitale, la seconda delle sette chiese.


Nel 737, i longobardi costruiscono, alla destra del Battistero, una chiesa, che dedicano a San Giovanni Battista.


Negli anni 1000-1100, i monaci Benedettini costruiscono il campanile, il chiostro, un grande monastero, e un'altra chiesa, quella del Cenacolo (a sinistra del Campanile). Il battistero originario, sempre in questo periodo, viene trasformato nella chiesa del Santo Sepolcro.

Verso la fine del 1300 viene rinvenuta una tomba di epoca romana sepolta sotto il pavimento dell'attuale chiesa dei santi Vitale e Agricola, sulla quale è inciso il nome "Simone", che era il nome originario di San Pietro. Senza troppe domande, il sarcofago viene immediatamente collocato sull'altare, e la chiesa dedicata a San Pietro. Tra i pellegrini, che arrivano dal nord, si diffonde la voce che il sepolcro del primo vicario di Cristo in terra non si trova a Roma, ma a Bologna.


La notizia arriva anche in Vaticano, ma non viene presa in considerazione. A febbraio dell'anno dopo però, i cardinali preposti alle celebrazioni del Giubileo si accorgono che gli arrivi dei pellegrini sono inferiori al previsto, e anche la durata del soggiorno di quelli che arrivano è ridotta. Il fatto viene percepito come disastro economico. A questo punto, nel giro di pochi giorni, per ordine di Bonifacio VIII, cadono il tetto e le mura alte della chiesa, e la tomba sparisce. Viene poi spiegato ai fedeli che i veri resti di San Pietro non si sono mai mossi da Roma.

Soltanto settant'anni dopo, Sisto IV consentirà che la chiesa venga riaperta al culto, purché dedicata ai santi Vitale e Agricola (due martiri bolognesi uccisi nella persecuzione di Domiziano nel 304).


Nell'attuale chiesa, i sarcofagi dei santi sono ai lati dell'abside: quello di San Vitale è alla sinistra, e su di esso è scolpito un pavone, simbolo dell'immortalità; quello di Agricola è sul lato destro, e porta i simboli del cervo e del leone. L'altare centrale è un'area pagana con il coperchio rivoltato.


Nonostante tutto, oggi possiamo ammirare la più antica e forse più fedele, ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Grazie alle testimonianze dei cavalieri crociati, il sepolcro venne ricostruito nelle stesse forme e proporzioni di quelle che l'imperatore bizantino Costantino IX Monomaco aveva eretto a Gerusalemme nel 1050, che a sua volta replicava quanto più fedelmente possibile il disegno dell'originale.

All'esterno del sepolcro è stato ricostruito il cortile di Pilato, per ricordare il luogo dove Gesù fu mostrato al popolo da Ponzio Pilato dopo la flagellazione. È un cortile quadrato delimitato ad est dalla facciata della chiesa del Calvario, ad ovest dal lato posteriore del sepolcro, e sugli altri lati da porticati romanici longobardi.


Al centro del cortile, una vasca marmorea di epoca longobarda, chiamata il "catino di Pilato" per ricordare quello in cui Ponzio Pilato si lavò le mani dopo il terzo rifiuto dei giudei a liberare Gesù. Durante il regno di Liutprando però, la vasca serviva a raccogliere le offerte del giovedì santo.


Sotto uno dei porticati, all'interno di una monofora, accanto alla Cappella della Consolazione, vediamo "il gallo di San Pietro", una statuetta del XIV secolo, raffigurante il gallo che cantò dopo che San Pietro negò di essere un seguace di Gesù.

Nella cripta di San Giovanni Battista troviamo una colonna che venne portata dal vescovo Petronio di ritorno dalla Terra Santa, e che documenta l'altezza di Gesù Cristo (circa 1,70 m).


Nella stessa chiesa, una pietà in cartapesta si presta a ricordare le quaresime del settecento, quando le beghine facevano il giro delle taverne sequestrando i mazzi di carte da gioco, che portavano poi a macerare per riprodurle in immagini sacre a remissione dei peccati commessi da mariti e figli.


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